Mostre e musei d'arte

Il Museo di Santa Caterina a Treviso una gemma nascosta

In occasione della Notte Europea dei Musei ho visitato il Museo Civico di Santa Caterina a Treviso. Era da molto tempo che non mi dedicavo alla visita di questo museo che io reputo una gemma nascosta nel cuore della mia città.

Penso che molto spesso, si sottovalutino i musei civici delle proprie città credendo che al loro interno non ci sia mai nulla di davvero interessante. In realtà sono degli scrigni che conservano delle opere di immenso valore, sia perché raccontano la storia di un intero territorio, sia perché racchiudono narrazioni che permettono di conoscere avvenimenti importanti per la città e riconoscere paesaggi a noi noti tra le pennellate delle opere esposte. 

 

Museo di Santa Caterina Treviso

 

Nel caso di Treviso, la cui storia è estremamente connessa agli sviluppi della Venezia, all’interno delle sale del Museo di Santa Caterina si possono ammirare opere di artisti come Bellini, Lorenzo Lotto, Tiziano e Tintoretto.
Mi sono quindi chiesta: quanti trevigiani sanno di avere delle opere di artisti così importanti a due passi da casa? Questa riflessione mi ha portata a scrivere questo articolo, nella speranza che possa contribuire a far conoscere il Museo di Santa Caterina a più persone possibili e magari convincerli a visitarlo. 

Perché ritengo il Museo di Santa Caterina a Treviso una gemma nascosta?

La sua architettura 

Come il Museo civico Luigi Bailo, anche il Santa Caterina sorge su un ex-convento. Visitare il museo, quindi, significa non solo osservare le opere esposte, ma anche scoprire lungo il percorso museale le tracce degli affreschi rimasti sui muri. Infatti, se c’è una cosa che trovo sempre molto emozionante, è ritrovarmi davanti alle stratificazioni di affreschi che appaiono all’improvviso e che si mescolano perfettamente con l’allestimento museale. 

La Chiesa di Santa Caterina

Ricordo come fosse ieri il primo giorno in cui ho visitato questa parte del museo e ogni volta lo stupore è sempre lo stesso. La sua altezza dovuta all’architettura gotica e i gli affreschi che la decorano continuano a lasciarmi senza fiato, soprattutto al mattino quando la luce filtra dalle vetrate delle absidi e illumina tutto l’ambiente. In particolare, adoro tantissimo la Cappella degli Innocenti nella quale ci sono resti di affreschi risalenti al Trecento/Quattrocento, posso solo immaginare lo splendore della chiesa originariamente. Infatti, purtroppo molti degli affreschi che arricchivano la chiesa sono andati perduti quando l’intero complesso architettonico nel 1806 venne trasformato in un magazzino militare, poi con i bombardamenti del Seconda Guerra Mondiale subì un ulteriore danno.

Storie di Sant’Orsola di Tomaso da Modena

Questo secondo me è il principale motivo per cui visitare il complesso museale di Santa Caterina.
Si tratta di un ciclo di affreschi, tra i più importanti capolavori dell’arte italiana del Trecento, scoperto dall’Abate Luigi Bailo nel 1882 nella chiesa di Santa Margherita degli Eremitani a Treviso. Bailo decise di procedere allo stacco degli stessi per garantirne il restauro e la conservazione dato che la chiesa era destinata alla demolizione. 
Gli affreschi, che raccontano la drammatica storia del martirio di Sant’Orsola, sono estremamente ricchi di dettagli nelle vesti dei personaggi e nell’ambientazione. La vera innovazione, però,  introdotta da Tomaso da Modena, sta nella sua capacità di aver rappresentato ogni protagonista con una mimica facciale e delle mani uniche che conferiscono al ciclo di affreschi un’efficacia narrativa e uno humor inediti e moderni per l’epoca in cui sono stati realizzati: 1355-1358. 

La galleria di arte medievale, rinascimentale e moderna

Per me, visitare la pinacoteca del Museo di Santa Caterina è sempre un’esperienza piacevole, perché adoro immergermi nelle opere di Tiziano, Tintoretto e Lorenzo Lotto nelle quali mi piace scovare nuovi dettagli. Perderei immense ore ad osservare la maestria con cui furono riprodotti i tessuti dei vari personaggi rappresentati, o immaginare quali paesaggi hanno ispirato gli artisti. 
Nello specifico, mi piace soffermarmi ad osservare l’intensità del blu del velo della Madonna con Bambino” di Giovanni Bellini.  

I ritratti di Rosalba Carriera

Da un po’ di tempo pongo molta attenzione alla presenza nei musei di opere realizzate da artiste donne. Per questo sono rimasta piacevolmente colpita di trovare tra le sale del museo dei ritratti realizzati da Rosalba Carriera, una delle prime donne artiste ad acquisire fama a livello europeo nel XVIII secolo. Infatti, Rosalba Carriera fu un’artista veneziana celebre per la qualità eterea con cui realizzava i suoi ritratti a pastello, fu tra le prime donne ad entrare a far parte dell’Accademia di San Luca a Roma e a diventare membro onorario dell’Académie royale de peinture et de sculpture di Parigi nel 1720. 
Ritengo importante il fatto che il museo di Santa Caterina abbia all’interno della propria collezione delle opere di Rosalba Carriera e che  siano esposte nell’esposizione permanente perché questo permetterà a tutti di conoscerla. 

Informazioni utili

Orario di apertura: da martedì a domenica 9:00 – 12:30 / 14:30 – 18:00 

Biglietto: unico 4,00 € / combinato intero con il museo Bailo 8,00 € / combinato ridotto 5,00 €

Sede: Piazzetta Botter, 1, Treviso

Per info: info@museicivicitreviso.it 
https://www.museicivicitreviso.it/ 

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